sabato 17 maggio 2008

Addio ai matrimonio di convenienza

Per sposare un italiano/a si dovrà già risiedere in Italia
Addio ai vecchietti circuìti da procaci badanti conosciute per corrispondenza, ai matrimoni combinati tra italiani e straniere che si sciolgono al primo giorno in Italia, alla possibilità, insomma, di diventare cittadini del Belpaese dicendo solo un "sì". Potrebbe esserci infatti una stretta sui cosiddetti matrimoni di convenienza, quelli cioè celebrati per ottenere la cittadinanza, nel pacchetto sicurezza che il Governo sta preparando. Attualmente, la straniera che sposa un italiano (è il caso più frequente) ottiene subito la cittadinanza italiana. Ora si pensa di inserire nel decreto legge che sarà approvato dal Consiglio dei ministri in programma mercoledì prossimo a Napoli, l'obbligo - anche per gli stranieri che sposano italiani - di un periodo da trascorrere in Italia prima di poter richiedere la cittadinanza, senza che quest'ultima venga concessa automaticamente all'atto del matrimonio.

Tutto per un dito

Ammetto: non sapevo esistesse l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. E non sapevo nemmeno che avesse censurato la nuova campagna pubblicitaria di Tom Ford. Non è che mi interessi molto e, in effetti, le foto in questione sono abbastanza esplicite. Ma non meno delle precedenti proposte in altre campagne pubblicitarie. Quello che più mi ha colpito è che nel mirino è finita una delle foto più "innocenti", ovvero lo scatto che vi proponiamo. E così l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, che in passato ha censurato la pubblicità di Dolce&Gabbana e quella di Rocco Siffredi e la 'patatina', ha attirato ancora una volta un coro di polemiche. Intanto lo stlista americano si gode la pubblicità gratuita e se la cava avvisando gli utenti collegati al suo sito del contenuto esplicito delle immagini proposte.

domenica 11 maggio 2008

Questo non è un gioco

Sin dalle origini le Olimpiadi hanno rappresentato l’ancora di salvezza della società nei confronti delle guerre e delle oppressioni
La Cina finanzia economicamente e sostiene militarmente la dittatura in Birmania. Non ha mai rimproverato i regimi totalitari in Vietnam e Nord Corea. La RPC, inoltre, occupa militarmente il Tibet
La competizione sportiva è frutto dell’orgoglio per la patria nato dall’imperativo categorico
del principio di autodeterminazione di popoli
La Cina non ha mai riconosciuto il diritto all’esistenza della nazione Tibetana
La tregua olimpica consiste in un “cessate il fuoco” in tutte le nazioni in cui è in corso un conflitto

In Cina è ancora proibita la manifestazione pubblica di qualunque religione. Il Dalai Lama è costretto da anni ad un esilio forzato in India. Agli Europei è stato proibito di indossare simboli religiosi
I giochi olimpici sono uno dei principali momenti di interscambio culturale, valoriale ed etico-religioso che la storia dell’umanità ricordi
DIFENDIAMO I DIRITTI, TUTELIAMO LA LIBERTÀ,
AIUTIAMO IL POPOLO TIBETANO

SCARICA IL VOLANTINO (clicca sulle immagini)


sabato 10 maggio 2008

Verona violenta

La sinistra usa l’omicidio di Nicola Tommasoli per attaccare Berlusconi e il centrodestra Oggi leggevo Liberazione. Oggi leggevo l’editoriale di Sansonetti. Parla dell’immigrazione, dei rom, dei poveri. Oggi leggevo e mi chiedevo: si può arrivare a questo punto? Capisco la sindrome da opposizione e, nel caso di Sansonetti e dei rifondaroli, da esclusione dalla rappresentanza parlamentare che tende ad esasperare le accuse, che tende a confondere l’esagerazione con la realtà. Poi mi tornava in mente la prima pagina de “l’Unità” di mercoledì scorso. Stesso discorso. Capisco la sindrome da opposizione, che tende ad azzannare senza riflettere, che tende a strumentalizzare il vero. Ripenso alle immagini di “Anno Zero” di giovedì. Sento ripetere le solite cose. I giovani non hanno valori: tutta colpa di Berlusconi e le sue televisioni. Hanno ucciso brutalmente un ragazzo a Verona: tutta colpa di Berlusconi e di quel covo di fascisti che è il centrodestra. Ecco la nuova propaganda della sinistra italiana: stabilire un nesso causale tra l’orribile delitto di Verona e la nuova maggioranza. Sì, bisogna diffamare la Verona che vota a destra, la Verona roccaforte leghista e berlusconiana. Aiuto: Verona è razzista, è xenofoba. Verona è infetta. Bisogna innalzare Verona a culla del neonazismo italiano. Verona non a caso: luogo della ribellione nordista, dove la sinistra non sfonda e dove, invece, il centrodestra stravince. Verona: il simbolo di ciò che può diventare l’Italia. Invano il pm si sbraccia per spiegare che la politica non c’entra con quella morte. C’è un futile motivo: sentirsi negare una sigaretta, da uno che per di più non fumava. Non si è ucciso perché si è mossi dai “valori” di un’ideologia, ma perché non si possiede alcun valore. Ma per la sinistra bisogna strumentalizzare la morte del povero Nicola, dimostrare che a destra crescono belve feroci, neonaziste e berlusconiane. E più che il nazismo, risorge ancora una volta la spiegazione della colpa collettiva: quelle teste di cazzo sono colpevoli perché la società in cui vivono è xenofoba e fascista. Verona è di destra. Verona è leghista. È logico che si arrivi al delitto, ed è naturale classificare l’omicidio con le categorie sociologiche piuttosto che con la responsabilità individuale. Tutti vogliamo il bene. Ma alcuni scelgono il male. Cattiva educazione, cattive compagnie. Ma poi la scelta è libera.

Se torna la Moratti

I dettagli della riforma voluta dal centrodestra
Dopo aver analizzato i passi indietro fatti dalla riforma Fioroni, andiamo, ora, ad individuare i pricipali punti d'innovazione attuati dalla precendente riforma Moratti (legislatura 2001-2006) di scuola ed università:
- data la suddivisione del secondo ciclo d'istruzione nel sistema dei licei e nel sistema
dell'istruzione e della formazione professionale, si ha la possibilità di cambiare indirizzo
all'interno del sistema dei licei, nonché di passare da un sistema all'altro, con riconoscimento
dei crediti acquisiti;
- maggiore spazio all'insegnamento dell'inglese e delle tecnologie informatiche;
- sistema finalmente meritocratico di reclutamento dei professori universitari di livello
nazionale e nel rispetto dell'autonomia degli atenei, sulla base di un'idoneità nazionale
quale presupposto per la successiva chiamata da parte delle università, contro i concorsi
banditi direttamente da queste ultime, che hanno favorito baronaggio e localismo;
- introduzione della figura del "ricercatore a tempo determinato", dedicata all'attività di
ricerca, che garantisce lo sviluppo della formazione professionale e un ingente ingresso di giovani
nel sistema universitario;
- passaggio dei ricercatori nella categoria dei professori associati tramite superamento del
giudizio di idoneità nazionale;
- cospicuo finanziamento del Fondo di garanzia dei prestiti fiduciari per gli studenti capaci
e meritevoli (10 milioni di euro), di qui sono stati stanziati 144.208 milioni di euro (circa
il 15% in più) per le borse di studio. Si è, inoltre, varato il piano di realizzazione di 16 mila
nuove residenze per studenti universitari, con un incremento del 44%;
- si ha, per la prima volta, possibilità di avere una formazione universitaria "a distanza",
ovvero via internet, via satellite, ecc..
Con la riforma universitaria Moratti sono aumentati gli immatricolati del 22,5%, si è ridotto
il tasso di abbandono dal 65% del 2001 al 40% del 2005.

lunedì 5 maggio 2008

Questa è libertà?

Pochi conoscono le conseguenze dell’uso delle droghe
Nel corso dei primi anni ’90 lo Stato Italiano, il Ministero della Salute ed il Ministero delle Comunicazioni non erano affatto fiduciosi in merito alla coscienza personale delle nuove generazioni. Difatti l’allarme AIDS ed il boom dell’eroina spinsero i sopra citati enti ad avviare una forte campagna di sensibilizzazione divenuta poi famosa come “pubblicità progresso”.
La differenza sostanziale tra queste vecchie reclame e le nuove “comunicazioni sociali” verte sul fatto che le prime erano veri e propri film dell’orrore messi in onda durante gli spazi televisivi dedicati ai più giovani; venivano mostrati aghi sanguinolenti, strani ectoplasmi viola, occhi senza pupille e torsioni del collo a 360° tutto al fine di provocare nello spettatore un vero e proprio terrore verso la sostanza stupefacente, anche trascendendo (e il fine giustifica i mezzi) l’incitamento alla presa di coscienza, tanto retorico quanto buonista, parecchio in voga al giorno d’oggi. Perdonatemi l’incipit sotto forma di “storia della televisione Italiana”, ma non trovavo modo migliore di espletare la mia disillusone nei confronti della coscienza personale delle nuove generazioni; pessimismo cosmico? No, realismo pratico, se prendiamo in considerazione il fatto che dal 1992 ad oggi il sequestro di sostanze stupefacenti è aumentato del 10.800% per le anfetamine (cocaina compresa), 300% per l’ecstasy e del 217% per LSD e allucinogeni in genere. Quindi invece di dilungarmi in filippiche sociologiche e buonismo senza né capo né coda, mi limiterò ad illustrare i fatti inerenti l’abuso di sostanze stupefacenti, sperando di indurre, un po’ di sano timore nella testa di chi legge.
Ecstasy: malattie agli occhi, aneurisma, ipertensione, ipertermia, nausea, disidratazione, intossicazione da acqua.
Marijuana: Sconnessioni neuronali, restringimento dei vasi sanguigni e successiva cancrena, nei casi estremi si può ricorrere all’amputazione. Cocaina: Psicosi, volubilità, epilessia, perdita di coscienza, tremori, arresto respiratorio, ictus.
Eroina e oppiacei: Costipazione, costrizione pupillare, irregolarità del ciclo mestruale, impotenza, alto rischio AIDS, soffocamento/asfissia. Nei casi di astinenza sudorazione profusa, vomito, diarrea, crampi addominali, rossore e dilatazione pupillare, agitazione, spasmi, brividi di freddo.
Se vi fate della merda rimanete nella merda.

Che schifo la Cina

Stiamo con il Tibet e boicottiamo le Olimpiadi cinesi
Il mondo sta male, ma noi occidentali sembriamo fregarcene. Se ordinassimo un sondaggio su quanto siano preoccupati gli italiani per quello che succede fuori dalla loro porta di casa scopriremmo che non gliene frega niente. Ovvio, la politica internazionale interessa solo quando influisce sulle nostre tasche. Sarebbe ipocrita scandalizzarsi. Anche la repressione dei monaci in Birmania non ha indignato più di tanto: le immagini ci hanno impressionato, vero, ma il tempo di un telegiornale. Poi i tiggì hanno esaurito le immagini, i giornali hanno cambiato i titoli e noi abbiamo pensato ad altro. Adesso tutti parlano del Tibet in rivolta contro la Cina, che lo occupò con la sua armata rossa nel 1950. Ci fanno vedere qualche cartina giusto per farci ricordare dove cavolo si trova il Paese dei monaci buddisti. Ma in realtà ce ne frega poco o niente. Basti ricordare la recente visita del Dalai Lama in Italia. Chi se la ricorda? Chi è andato ad ascoltarlo? Anche il Papa non l’ha ricevuto. Allora mi chiedo: ci sarà un motivo perché tutti se ne sbattono dello strafottente comunismo cinese? Perché la Cina è ricca sfondata e conviene non toccarla, perché è in costante crescita nonostante le masse vengono sfruttate per pochi spiccioli. Con la “dittatura dagli occhi a mandorla” tutti fanno affari. Americani, europei, tutti ambiscono a trattare coi cinesi infischiandosi del loro disprezzo per ogni regola. Di quello che fa la Cina si tollera tutto, non soltanto le aggressioni al Tibet, ma anche le migliaia di esecuzioni capitali, l’imposizione dell’aborto, i campi di concentramento. Non dico che anche noi ci si debba ribellare come i monaci tibetani, ma un pizzico di buon senso farebbe bene. Nel mio piccolo, quando acquisto qualsiasi oggetto mi informo e, se viene dalla Cina, non lo compro. Quanto alle Olimpiadi, io non le seguirò.

Che BBBello

Dopo tre anni nell’inferno della C, i Granata ritornano nel calcio che conta
Bastava un punto per la matematica promozione, ma i 30 mila non potevano accontentarsi. 30 mila cuori granata che battevano all’unisono per raggiungere un unico obiettivo: tornare nel calcio che conta e nella maniera più bella, vincendo, ancora una volta. E la Salernitana ce l’ha fatta, dopo esser stata in testa al campionato per sette mesi, quasi dall’inizio, chiudendo il girone di andata con 7 punti di vantaggio sulla seconda, perdendo colpi per strada per poi riprendersi nell’ultimo mese, arrivando finalmente a quel +6 punti dal Taranto che, ad una partita dal termine del campionato,ha significato Serie B! 27 aprile 2008, data da consegnare alla storia dei ricordi di Salerno. Rieccoci in B, dopo aver battuto il Pescara, che aveva bisogno dei 3 punti come il pane: 2 a 0, gol di Piccioni al 7’ st dopo una traversa colpita dall’instancabile Ciarcià, col solito sigillo di re Artù (su rigore al 48’st), con l’epico Pinna che parava un rigore a Sansovini subito prima del triplice fischio, cui seguiva il boato dell’Arechi, di una Sud bella da togliere il fiato che, in una splendida coreografia, ha sintetizzato appieno l’amore viscerale che la tifoseria prova per la sua Città e per la sua Squadra: “I Love Salerno”. Dopo il fallimento dell’estate del 2005, l’agognata serie cadetta viene riconquistata, con l’indelebile marchio del dg Fabiani, la caparbia e l’audacia del presidente Lombardi, i 21 gol di Di Napoli, il cuore di capitan Fusco, l’attaccamento alla maglia di Ferraro, l'impegno di Agostinelli prima e di Brini poi, l’incessante e mai domo calore della tifoseria granata, che, in casa come in trasferta, è capace di sovrastare le grida di qualsiasi altra tifoseria in qualsiasi stadio, e l’apporto di tutti coloro, giocatori e non, che hanno creduto nel progetto Lombardi. E ora parte una nuova storia, tutta da scrivere, tutta da vivere, FINO “A”LLA FINE!

L'Italia "svolta" a destra

Il centrodestra trionfa alle elezioni politiche
Immagino che tutti voi conosciate MSN Messenger, il nuovo software per chat che sta spopolando un po’ovunque nel mondo di internet. Il 14 aprile tantissime persone sfornavano messaggi personali del tipo “Benvenuti nell’Italia libera”, “ Dopo 50 anni nemmeno un comunista al parlamento” o il meno identitario ma sempre ben accolto “Meno male che Silvio c’è”. Con tutto il rispetto per il Cavaliere io ho voglia di dire: «Meno male che ci siete Voi!».
Voi (e uso la lettera maiuscola non per soli motivi di punteggiatura) che avete sopportato, col senso civico che ci ha sempre contraddistinto, un governo che ha leso dal primo all’ultimo ogni principio morale che contraddistingue l’Occidente; Voi che non vi siete mai arresi ad un manipolo di politicanti improvvisati e falsi filosofi; Voi che non avete creduto a tragici comici fatti passare per geni della politica ed a professori sessantottini che sfoggiano erudizione ma che amano vedere i propri alunni nell’ignoranza comunicativa totale.
Voi che, magari, due anni fa avete votato sinistra nella speranza di trovare in essa un briciolo di giustizia ed equità sociale, rendendovi poi conto che le alte sfere erano popolate di comunisti al caviale, radical chic ed i fastidiosissimi colletti bianchi. Voi che non avete tollerato il luogo comune inerente al Sud, culla della civiltà, fatta passare per una sottoregione costretta a campare di puro assistenzialismo. A Voi che non avete tollerato la dittatura della delinquenza extracomunitaria, il debito pubblico al 106,8%, l’immondizia per le strade…grazie!
Nella terza epistola ai Galati, San Paolo dice: “Avete sofferto tante cose invano?”. Nulla è invano, la consapevolezza del cambiamento utile è le più grande dono della sofferenza e Voi avete avuto il coraggio di cambiare.

La generazione tuareg secondo Delzìo

Oltre al libro, un sito internet (www.generazionetuareg.it) per “affrontare il deserto insieme”
Da qualche mese sugli scaffali delle librerie possiamo trovare il libro rivelazione di Francesco Delzìo, trentenne direttore dei Giovani Imprenditori che, con il suo “Generazione Tuareg”, fa un’attenta analisi dei problemi che affliggono i giovani, abbandonati nel deserto dell’incertezze e senza i valori stracciati dal ’68.
Secondo Delzìo, i problemi che affliggono la società giovanile odierna possono risalire in maggior parte a quello che fu il ‘68 in Italia, unico paese in cui l’egualitarismo ha trionfato sul merito, creando un livellamento verso il basso sia degli studenti che dei docenti. Per riabilitare la nostra generazione ed il futuro dell’Italia, le soluzioni sono interessanti e non poco complicate: abbattere l’egualitarismo e non l’uguaglianza (sia chiaro) e abolire il ‘68 partendo dalle scuole e dalle Università , ribaltare i tabù del welfare, parificare l’età pensionabile tra uomini e donne, introdurre una flat tax con un’ aliquota al 25% e smetterla con la retorica del lavoro precario, in quanto l’alternativa per migliaia di giovani al lavoro flessibile o è il lavoro in nero o la fuga verso l’estero. Oggi i giovani devono rimboccarsi le maniche, lavorare per creare una nuova mappa di valori per poter sopravvivere.
Insomma un libro pieno di proposte utili per il futuro di noi giovani, un libro che ha alla base una sola idea: meritocrazia! Un libro che consiglio di leggere per avere una visione più chiara dell’attuale stato lavorativo per noi giovani.

Essere o non essere: questo è il problema

Giorno dopo giorno, la moda schiavizza tutti: dai più piccoli ai più grandi
È la legge del secolo: indossare vestiti griffati e stare al passo con la moda e guai per i più giovani, se non fosse così. Viviamo nel secolo in cui regna il jeans a vita bassa, la scarpa spesso scomoda, ma bella. Viviamo dunque, in un tempo in cui l’unica cosa che conta è l’esteriorità. Apparire, apparire e ancora apparire. Sono forse i media che inducono a comportarci in tal modo? Ogni giorno su tabelloni pubblicitari siamo succubi di modelle taglia 42, e siamo costretti a vedere anche in televisione canoni di bellezza che magari non ci appartengono. Così, giorno dopo giorno, cerchiamo di accettarci un po’ di più stando al passo con la moda. L’importante è avere quel vestito, avere quel acconciatura o quel determinato percing. Ma dietro tutto questo incartamento di involucri cosa c’è realmente? Cosa c’è all’essenza di tutto? Sicuramente non la vera personalità di ognuno di noi. Siamo spinti dalla moda ad indossare un vestito di un colore piuttosto che un altro solo perché, come si dice in gergo, “si porta”. Ed ecco come la moda, schiavizza tutti, grandi e piccoli, ma principalmente i teenagers. È proprio tra di loro infatti, che si manifestano tutti i tipi di stile, ma spesso questi non sono frutto di una propria personalità. Ci sono i “figli di papà”, firmati dalla testa ai piedi, quelli che si accontentano di avere metà guardaroba firmato e metà non abbinando sempre le cose secondo come va la moda, e c’è chi invece va nettamente al di fuori della norma, come gli emo, i dark, i punk. Un mondo a parte però, quello di questi ultimi: un mondo sentito, come da un dolore interiore. Una moda che alla società può sembrare anormale, una moda fatta di un unico colore, il nero, fatta di borchie, di percing, di atteggiamenti a volte trasandati che dovrebbero nascondere un dissidio interiore. Quanti sono però i giovani che realmente sentono questo dissidio interiore e quanti quelli che si ritengono emo, dark o punk solo per una pura questione di omologazione??? E probabilmente è proprio lei la regina della nostra società, l’omologazione: “essere qualcosa che non si è solo perché gli altri sono così”. In questa società così ancorata all’ apparenza, di certo nessuno può sapere dove si andrà a finire, ma certamente continuare a credere che l’apparire sia tutto ciò che conta, è un’offesa alla propria personalità, che forse più di noi stessi, avrebbe diritto a un po’ di più rispetto. Perciò quando apriamo gli armadi e decidiamo di mettere da parte una cosa che magari non è alla moda, ma che ci piace, beh, forse è meglio pensarci due volte sopra, perché in fondo… è meglio essere che apparire.